Premetto di essere un estimatore delle serie TV di Star Trek, in particolare di "Next generation", oltre alla serie classica di cui è interprete protagonista proprio l'autore di questo romanzo, William Shatner. Lo dico perchè le mie critiche al romanzo non sembrino quelle di un detrattore dell'universo trekkiano. E già, perchè per quanto io possa apprezzare l'universo fittizio creato da Roddenberry, da un romanzo, anche di fantascienza, mi aspetto molto di più che non le movimentate trame d'azione zeppe di colpi di scena (spesso inverosimili) di una puntata del telefilm. Mi aspetto una caratterizzazione profonda dei personaggi, introspezione, descrizioni dettagliate ed evocative dei luoghi, stimolo a riflessioni personali sulle verità della vita, insomma, tutto ciò che fa di un romanzo una buona lettura. Invece questo "Le ceneri del paradiso" mi è parso più che altro una celebrazione nostalgica del pantheon di personaggi tanto cari ai fans più accaniti della serie, che vanno in visibilio nel leggere anche solo di un battibecco tra Spock e McCoy, in cui riconoscere le peculiarità dei loro beniamini.
Oltretutto, dato che nell'universo di Star Trek la figura del Capitano Kirk ha raggiunto una fama di proporzioni quasi mistiche, tutta questa esaltazione dalla penna di chi ha incarnato Kirk sullo schermo appare un filino megalomaniaca.
Ad ogni modo ho voluto leggere tutto il libro, trovando la trama non particolarmente solida, quando non addirittura puerile. Mi dispiace essere così tranchant perchè nutro grande stima e simpatia per William Shatner, come attore, ma a quanto pare la narrativa non è il suo forte.